Sport

Le aspettative dell’allenatore possono influenzare la motivazione degli atleti?

Self-determination Theory e profezie che si autoavverano: una ricerca in ambito sportivo

Il rapporto tra allenatore ed atleta è sempre una complessa alchimia di fattori che vanno oltre l’apprendimento del gesto tecnico-sportivo.

Cosa succede quando viene data una precisa indicazione sulla motivazione degli allievi, cambiano o meno le aspettative degli allenatori? Si verificano i comportamenti che ci si aspetta?

Reputandolo un tema ancora molto attuale, riporto di seguito l’Abstract della ricerca che ho presentato qualche anno fa alla 2nd European Science of Judo Symposium dell’EJU, tesi con la quale ho anche conseguito la laurea in Psicologia presso l’Università La Sapienza di Roma.

Introduzione

Basata sulla Teoria dell’auto-determinazione (Self-determination theory; Deci & Ryan, 2000) e sulla Profezia che si auto-avvera (Self-fulfilling prophecy; Merton, 1948), questa ricerca ha lo scopo di dimostrare se le aspettative dell’allenatore possono influenzare la motivazione e la performance degli atleti (Pelletier & Vallerand, 1996).

Secondo la Self-determination Theory più un individuo sceglie liberamente di praticare un’attività per il piacere e la soddisfazione che ne derivano, più la motivazione di questo individuo è autodeterminata. Più la motivazione è auto-determinata, più è intrinseca.

Il termine di profezia che si autoavvera è stato introdotto da Merton per riferirsi a quelle situazioni in cui le aspettative che una persona ha su di un’altra portano questa ultima ad agire in modo da confermare le attese originarie.

Metodo

Hanno partecipato a questa ricerca 102 judoka. Il campione era composto da 60 atleti per la fascia d’età degli Adulti e 42 atleti per la fascia d’età dei Bambini. Al ruolo di SUPERVISORI sono stati assegnati 51 allievi con cinture di livello maggiore (età media 21 anni per gli adulti e 13,5 anni per i bambini) e al ruolo di ALLIEVI sono stati assegnati i restanti 51 atleti (età media 19,5 anni per gli adulti e 11 anni per i bambini).

Appena pronte le coppie, 17 sono state assegnate al gruppo con “indicazione di motivazione intrinseca” (gruppo sperimentale), 17 al gruppo con “indicazione di motivazione estrinseca” (gruppo sperimentale) e 17 non hanno ricevuto alcuna indicazione (gruppo di controllo). In ogni coppia un atleta era il “Supervisore” e l’altro era “L’allievo”.

Il compito assegnato era di allenarsi a coppie durante il tempo sperimentale, sull’O-goshi (colpo d’anca), dopo la spiegazione tecnica del Sensei.

P r o c e d u r a

  • Ai supervisori sono state fornite dai Maestri due indicazioni sugli allievi: una “reale” relativa al livello di preparazione ed una “sperimentale” relativa al livello motivazionale.
  • Una volta iniziata la lezione, e dopo la spiegazione da parte del Maestro, le coppie supervisori-allievi si sono allenate insieme per 30 minuti.
  • Al termine, i maestri si sono allontanati per un breve periodo (di 10 minuti).
  • Al ritorno, i maestri hanno detto agli allievi che la lezione era finita e che dovevano rispondere ad un questionario.

R i s u l t a t i

Sono state considerate le variabili: autonomia, emozioni positive, durata, valutazione tecnica sia per i Supervisori che per gli Allievi.

In tutte le variabili considerate, è risultato significativo l’effetto del tipo d’induzione.

Mentre solo per alcune si sono riscontrate differenze dovute all’età dei partecipanti.

Dai risultati è emerso che i Supervisori che avevano un allievo con induzione di motivazione intrinseca hanno supportato maggiormente l’autonomia degli allievi e hanno sperimentato più emozioni positive associate all’allenamento. Per quanto riguarda gli Allievi, la diversa induzione è risultata significativa nel determinare differenze sulla percezione sia di quanto il supervisore cercasse di supportare la sua autonomia sia delle emozioni legate all’allenamento. Gli Allievi considerati come intrinsecamente motivati hanno percepito emozioni più positive e i loro supervisori come maggiormente supportanti l’autonomia oltre ad una durata più elevata rispetto all’altro gruppo sperimentale. Sono inoltre state valutate come migliori dal Sensei le coppie con induzione di motivazione intrinseca.

Differenze date dall’età: gli Adulti risultano più autonomi e più bravi nell’esecuzione tecnica rispetto alla fascia dei Bambini. Gli Adulti risultano anche maggiormente in grado di supportare le emozioni, anche con coppie con induzione di motivazione estrinseca.

 C o n c l u s i o n i

I risultati della ricerca dimostrano che le aspettative del supervisore influenzano non solo il modo di comportarsi dell’allievo, ma anche l’interazione tra i due, la persistenza nel tempo e la performance. In particolare i supervisori che avevano un allievo indicato come intrinsecamente motivato alla pratica del judo, gli lasciavano maggiore scelta e ne supportavano di più l’autonomia. L’allievo percepiva così emozioni positive legate all’allenamento e il supervisore come più supportante. Al contrario i supervisori che avevano un allievo estrinsecamente motivato alla pratica del judo erano più controllanti.

In effetti è stato sufficiente dare ai supervisori una determinata indicazione per condizionarne, di fatto, i comportamenti nei confronti degli allievi.

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